La stanza di Matisse al Grand Hotel Villa de France

di Sandro Russo (pubblicato su Ponza Racconta)

Tangeri, Grand Hotel Villa de France

 

Una meta irrinunciabile, nella Tangeri piovosa che abbiamo avuto in sorte per il nostro viaggio di una settimana, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, è stata la stanza dove soggiornò Henry Matisse, al Grand Hotel Villa de France, in un periodo altrettanto piovoso del lontano 1912, quando il Marocco era ‘di moda’ tra i pittori francesi – dopo l’intuizione iniziale di Delacroix (1798 – 1863) di molti decenni precedente – che magnificò la luce e i colori dei paesaggi africani.
Il primo soggiorno di Matisse alla fine di gennaio del 1912 non fu molto fortunato sotto questo aspetto; si lamenta, nelle lettere alla sua amica in Francia – la mecenate americana, mercante d’arte e poetessa Gertrude Stein -,  che da cinque giorni 
“piove incessantemente”
A Tangeri abbiamo visitato la stanza n° 35 del Grand Hotel Villa de France, mantenuta immutata da allora, con l’arredamento del tempo e copie dei dipinti colà eseguiti.
L’esercizio di scrittura successivo alla visita, proposto da Claudio, doveva riguardare quell’esperienza di Matisse che fu preso dallo scoramento per l’inclemenza del tempo; il tema della frustrazione e i passi successivi che permettono di superarla. E’ un fatto che Matisse tornò l’anno successivo in Marocco, alloggiando sempre della stessa camera dell’Hotel e visitando, a dorso di mulo, Tetuan, uno scenico villaggio del riff, a Ovest della città, come anche noi avevamo in animo di fare (…ma in van!). Escursione purtroppo cancellata per la pioggia e le inondazioni.

 

 

Henry Matisse a Tangeri
di Sandro Russo 

Geltrude e Alice carissime
Vi scrivo da Tangeri da una stanza dell’Hotel de France. Sono relegato qui da più di una settimana da piogge incessanti e non si vede uno spiraglio di luce in un cielo che mi avevano detto sempre luminoso, grondante vivi colori sulle cose e sulle persone.
Mais bon, da poco mi ha raggiunto qui Amélie Noellie che vi saluta; spero che in due i capricci del tempo saranno più lievi da sopportare. Non ho ancora trovato una modella, ma i costumi qui non sono così liberi come da noi. Spero di riuscirci presto, e spero anche che il tempo migliori. Non era questa la terra del sole, come diceva Delacroix?

Ma vengo al punto. Vi diranno che a causa della pioggia sono sconfortato e depressso, ma non è proprio così; un pittore trova idee per un dipinto in qualunque situazione, e presto vedrete le tele cui sto lavorando qui.
Volevo dirvi da qualche tempo – ma da lontano e per lettera forse è più facile – del vero motivo che mi ha spinto ad allontanarmi per qualche tempo da Parigi e a diradare gli incontri di rue de Fleuruspur soffrendo la mancanza della vostra generosa amicizia e ospitalità.
Il problema ha riguardato il nostro comune amico Pablo. Sapete bene che i nostri primi incontri non son stati felici, ma poi entrambi abbiamo riconosciuto i vantaggi di una collaborazione più stretta, che avrebbe potuto diventare un vera amicizia; cosa che non è mai accaduta. Vero che quando ci siamo conosciuti eravamo più giovani, sei anni fa, ormai; io ho dodici anni più di lui, quindi l’età mi impone di essere più saggio, e vi giuro di averci provato, con impegno e perseveranza, ma il nostro è un vero diavole nei rapporti personali. Sprezzante, trascurato, sempre circondato da belle donne di cui cerca (e ottiene) l’ammirazione e i favori, a qualunque costo, incurante di mettere alla berlina gli amici.
Ci ho provato, vi dico e per qualche tempo i nostri rapporti sono anche migliorati. Saprete certamente che ci siamo anche scambiati reciprocamente un dipinto, per suggellare un nuovo inizio. Io ho preso tra i suoi quadri una natura morta e lui un ritratto della mia amata figlia Margherite, che voi sapete quanto amo, specie dopo quel terribile evento.
Tutto bene, allora?
E no!
Cosa non sono venuto a sapere, da qualcuno che frequenta abitualmente la sua casa? Che quel mio dipinto è utilizzato durante le cene in compagnia per spegnere mozziconi di sigaretta e come bersaglio per giocare a freccette!
Questo è il personaggio, e questo lo sfregio che ho patito, come padre e come pittore, e che mi ha spinto aa allontanarmi da Parigi;  a cambiare aria prima di portare la cosa alle sue estreme conseguenze.

Cara Geltrude e cara Alice, ora conoscete anche voi questa brutta uggia che mi porto dentro. Ho aperto il cuore anche ad Amélie, che spesso mi interrogava con gli occhi, come fanno le mogli quando capiscono che c’è qualcosa che angustia il loro uomo ma tacciono, in attesa che venga il tempo di condividerne il segreto.
È accaduto qui, davanti a questa finestra aperta sulla baia di Tangeri, mentre fuori piove e possiamo pensare che l’acqua sia capace di lavare via il rancore e i cattivi pensieri. Questo non cambierà le persone, ma confido ci aiuti a soffrirne di meno.

Sinceramente vostro Henry (con i saluti di Amélie)

La stanza n° 35 del Grand Hotel Villa de France dove si fermarono Matisse e la moglie nel loro soggiorno a Tangeri, sia nel 1912 che l’anno successivo

Matisse e la moglie 1912

Matisse e la moglie 1912


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