Tangeri è questa cosa strana qui
di Sandro Russo (pubblicato su Ponza Racconta)

Non te l’avevano già detto che farsi delle aspettative è il modo più sicuro per rovinarsi un viaggio? E cosa aspettarsi da Tàngeri dopo essere stati a Marrakech e Essaouira?
Quindi soprattutto hai lavorato d’impegno a ripulire la fantasia dalle immagini e dai ricordi di altre città. Però è anche vero che se vuoi ancora viaggiare è per trovare qualcosa di nuovo e di diverso.
Il gruppo insieme al quale ti muovi è un caleidoscopio di sensibilità diverse su una affinità di base; dai loro scritti ricevi immagini della città, come l’hanno immaginata e come la vedono, qui e adesso.
Così ti puoi muovere leggero, la mente e i sensi aperti, fiducioso di avere l’illuminazione. Che arriva subitanea e inattesa.
A una svolta della salita principale della Medina verso la piazza grande di Gran Socco, facciamo in gruppo una deviazione verso un vicolo stretto e semi-buio. C’eri passato anche ieri, senza notarlo neanche.
Oggi si rivela essere la stradina del mercato di quartiere, con una sovrapposizione di forme-colori-odori-venditori-gatti-avventori… Quel che di solito associamo all’idea archetipa di bazaar, ma stavolta con qualcosa di più.
Sei entrato nel vicolo, hai proceduto lungo una sequela infinita di banchi, chioschi e bottegucce; entri e esci da qualcuna di esse. Se ti fermi a guardare meglio, trovi sacchi di cose note, o anche sconosciute… ma se tocchi o annusi nel sacco, entri in un mondo ancora diverso, di sensazioni e ricordi che ti si sbriciolano tra le mani. Come erba secca, ma profumata.
Sei entrato nel vicolo e sei stato preso nella scatola magica di un tesseratto.
Scoperto il segreto, poi questa formula la trovi in quasi tutti i corridoi, o le porte dentro cui ti affacci dalla strada. Dietro, ti puoi aspettare un altro spazio, più o meno grande, che ti dà accesso ad un altro o un altro ancora.
Tutti abbiamo l’idea di un cubo; l’abbiamo visto e tenuto tra le mani.
Il tessaratto è un solido impossibile in cui, su ciascuna delle sei facce che compongono un cubo, è costruito un altro cubo. Va da sé che il cubo di partenza rimane imprigionato all’interno della struttura. È un’astrazione, non una realtà fisica, ma mentale, ma ti senti davvero lì, in carne ossa e pensieri.
Tutta Tangeri è un tesseratto.
Note
– In geometria, un tesseratto è un ipercubo quadridimensionale.
Il tesseratto ha 16 vertici, 32 spigoli, 24 facce quadrate e 8 facce tridimensionali cubiche. Su ogni vertice incidono 4 spigoli, 6 facce quadrate e 4 facce cubiche.
Il termine tesseratto è l’adattamento dell’inglese tesseract; questo, riferito alla realtà spaziale in cui vive l’uomo, è stato coniato e usato per la prima volta da Charles Howard Hinton nel 1888, nel suo libro Una nuova era del pensiero. Deriva da tessara- (“quattro-”) e ἀκτίς (“raggio”) [da Wikipedia]
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