Storia di Zora

testo e foto di Brunella Borsari (pubblicato su Ponza Racconta)

Tangeri. Panorama dalla kasbah, in una giornata di pioggia

 

Sono tutte in salita, le strade di Tangeri. O almeno così mi sembra mentre cammino verso la Kasbah, la parte dell’antica cittadella fortificata che, per esigenze difensive, doveva dominare dall’alto, per vedere il mare e avvistare i nemici.
Qui si trova il Riad Sultan, teatro, centro culturale, caffè, aperto a tutti.

La programmazione teatrale è varia, ogni mese cambia; è frequentato da turisti, curiosi, ma soprattutto gente del posto. Da una sala arrivano schiamazzi di bambini: si fanno anche attività per i piccoli, i figli degli abitanti dalla zona.
Il direttore, tangerino doc, ci spiega che ha voluto fortemente una realtà culturale proprio lì, nel cuore della città vecchia, zona non certo elegante e abitata da gente modesta, se non povera. Ha bussato a molte porte, per ottenere permessi e finanziamenti, ed ora, dopo diversi anni di lavori, ecco realizzato un sogno. Ne è giustamente orgoglioso mentre ci mostra il teatro, moderno e grande. Continuiamo a sentire le urla dei bimbi, sbirciamo dentro la sala: stanno facendo una corsa con i sacchi, si divertono pazzamente!
Zora è amica del direttore, ci aspetta in una sala a fianco del caffè: ci racconterà la sua storia.

Ha un sorriso luminoso, è alta, flessuosa, lunghi capelli scuri e setosi (i capelli delle donne marocchine, che invidia… ), indossa un jeans dentro a lunghi stivali di pelle, una giacca elegante: sembra una modella, è davvero affascinante. Sarà sui trentacinque anni, forse quaranta, ma è difficile darle un’età, bella com’è.
Mi chiedo che cosa avrà di interessante da dirci…

La sua è una storia di fortuna e privilegi: è nata a Marrakech ma è vissuta in Francia e Germania, al seguito della sua famiglia. Suo padre è diplomatico, lei ha frequentato scuole francesi.
Ovviamente, oltre all’arabo delle sue origini, parla francese e tedesco, e un perfetto inglese.
E’ una cittadina del mondo, che ha vissuto dovunque e dovunque potrebbe vivere, per mezzi, educazione e cultura. Se non fosse per il suo sorriso aperto e la grande gentilezza, verrebbe naturale trovarla antipatica…

Ci racconta che, a ventisette anni, ha deciso di rientrare in Marocco, una scelta libera, che le ha però provocato una sorta di shock culturale. Il Marocco è un paese complesso, in bilico fra tradizione e modernità, ha una ricchezza che si svela piano piano, non è affatto facile, o immediato.
Si era stabilita a Casablanca, che lei definisce “mostro magnifico”: una città grande, rumorosa, frenetica, dove si fanno incontri inaspettati e favolosi.

Il più significativo di questi incontri è stato con una giornalista che scriveva su “Le donne del Marocco“, un magazine che tratta della condizione femminile, con l’intento di sensibilizzare e mettere a fuoco situazioni di cui la società preferisce non parlare. Uno strumento potente: il giornale ha addirittura contribuito alla modifica sulle leggi della famiglia.
Zora ha poi lavorato come giornalista alla rivista “ILLI”, che in amazigh (la lingua cosiddetta berbera) significa piccola bambina. Un giornalismo di denuncia sociale: Zora si occupava di inchieste sugli abitanti delle bidonville, sui malati psichiatrici, sulle donne che chiedevano il divorzio affrontando mille difficoltà, in una società ancora sostanzialmente maschilista. Perché se è vero che nel 2011 c’è stata una modifica delle leggi sul divorzio, è altresì vero che molti problemi permangono: – Ci insegnano come sposarci, non a divorziare! 
Per lei è stato un duro confronto con la realtà.

La ascoltiamo con attenzione, non ci aspettavamo da lei una testimonianza così forte.
Ma, improvvisamente, il racconto vira sul glamour: Zora, candidamente, ci dice che a un certo punto, senza che lei facesse nulla, il suo telefono ha suonato; le proponevano un incarico come addetto stampa al Museo della Fondazione  Jardin Majorelle, che si occupa anche della casa atelier e del Museo Yves Saint Laurent (sul sito leggi qui).
Una posizione prestigiosa! E lei aveva il profilo perfetto: cosmopolita, affascinante, con esperienza in ambienti diplomatici e con un lavoro di giornalista.

Lei racconta di essere rimasta sorpresa per questa inaspettata e non cercata opportunità , noi invece non ce ne meravigliamo affatto. Ha fatto un colloquio con Madison Cox, figura leggendaria, presidente della fondazione,  architetto paesaggista, già amico di Saint Laurent e del suo compagno Pierre Berger (pare non soltanto amico, si mormorava all’epoca di un menage a trois, indiscrezioni alimentate anche dalla bellezza efebica di Cox, che da ragazzo sembrava la reincarnazione di Helmut Berger).
Ovviamente, il colloquio era soltanto una formalità.

Il nostro interesse si raffredda, mentre lei racconta dei suo quattro anni alla fondazione, a contatto con associazioni, ambasciatori Onu, ministro della cultura… e la cantante Madonna, ormai abitué di Marrakech.
A questo punto faccio la battuta: – Dovremo organizzare un altro incontro, in cui ci parlerai solo di Madonna!
Lei ride, dice: – Be’, a proposito di Madonna, questa ve la devo proprio raccontare!

E ci parla del capriccio della star, abituata ad avere tutto, a comprare tutto: voleva assolutamente entrare nella casa di Saint Laurent, che non è aperta al pubblico. L’accesso viene consentito solo a pochi, su espressa autorizzazione di Madison Cox.  Il quale invece, in questa occasione aveva detto di no, gettando nel panico Zora: come riferire il rifiuto a Madonna? Zora aveva provato a insistere, ma Cox era stato irremovibile: un capriccio anche il suo forse, o snobismo culturale, chissà.
Madonna, furiosa per il rifiuto, se l’era presa con la povera Zora e gliene aveva dette di tutto i colori, definendola maleducata e arrogante.
Ridiamo tutti, al pensiero di cotanta lesa maestà.

Zora si era poi allontanata dal lavoro alla fondazione e da Marrakech, trasferendosi a Tangeri, per seguire il marito.
E’ sposata con un italiano, precisamente di Bolzano ma tangerino di adozione, legatissimo alla città, tanto da preferire una casa in medina, la città vecchia, dove tutti conoscono tutti.
Il marito si è occupato della ristrutturazione di Villa Mabrouka, la (meravigliosa) casa tangerina di Yves Saint Laurent, che veniva qui d’estate, per sfuggire al caldo di Marrakech. E’ stata venduta, ora è un hotel. Ovunque aleggia il fantasma di Saint Laurent e della dolce vita degli anni 70/80, quando l’high society europea e americana aveva preso possesso di questi luoghi, scalzando scrittori, spie e intrighi internazionali.

Zora ora si è messa in proprio, organizza eventi culturali, segue l’allestimento di mostre, collabora con la fiera dell’arte di Marrakech , e si occuperà del padiglione marocchino alla prossima Biennale di Venezia.
Si dà da fare per organizzare eventi a Tangeri, c’è un crescente interesse, ma per ora Marrakech rimane il centro di tutti gli eventi culturali internazionali…

Le abbiamo rubato fin troppo tempo, ci congediamo. La ringraziamo facciamo le foto tutti insieme. Qualcuno ha una ultima curiosità: – Scusa, per tuo figlio che scuola hai scelto?
Risposta, con un sorriso: – Lui va alla scuola americana!
Eppure, lei ha scelto di tornare, di ritrovare le sue radici, di vivere qui e di fare qualcosa: nel suo paese, per il suo paese. Lei davvero crede nell’arte e nella cultura come evoluzione, emancipazione.
Zora.
Fascino ed eleganza, bellezza e intuito, cultura e privilegio.
L’aspetto glamour di un Marocco dalle mille facce.


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