Iniziazione
testo di Roberta Pomella
La prima volta su una nave, non so davvero se volevo partire, Atene mi sembrava il centro del mondo, del resto la vedevo solo dalle finestre di casa. Anche se figlia di Laerte non mi era permesso uscire. Ora, inviata con altri giovani a fondare una nuova colonia, sono promessa sposa a uno di loro, scelto dai miei genitori, ma a volte mi chiedo se sia l’uomo giusto per me.
Mi chiamo Atena e come lei vorrei essere: colta e libera, forse anche un po’ Afrodite, ma è solo un pensiero. Ho il privilegio di una piccola cabina e di una ancella che mi assiste. Qui nella baia di Axos, affacciata dalle murate di una nave commerciale carica di provviste e attrezzi, ammiro il tramonto. Il vento mi scompiglia i capelli appena raccolti dal velo, mi solleva la veste leggera accarezzandomi la pelle. I miei muscoli sono tesi, sento l’odore salmastro del mare mentre seguo con lo sguardo il lento planare dei gabbiani. Gli uomini sono scesi a terra e con loro il mio promesso sposo. Andranno alla taverna a bere vino e poi al postribolo fino a tarda notte, se non avranno dissipato tutti gli oboli. Qui è rimasto di guardia un solo uomo, è un marinaio fenicio catturato in qualche scontro sulle vie del commercio, bello come un Apollo. Ma lo sguardo intenso e la bocca appena socchiusa lasciano intravvedere un Dioniso vorace. Ah, mi piacerebbe proprio lui invece del mio promesso sposo che si chiama Odysseus, forse astuto ma di certo infedele. La sua voce sgraziata fa intuire pensieri semplici e volgari, l’incedere sicuro di chi si crede un Dio contrasta con il suo volto da caprone. Per me il fenicio si chiama Eros: gli lancio occhiate furtive coprendomi con il velo, perché questo comportamento non si addice a una ragazza del mio lignaggio.
Ora si fa tardi, il sole si è nascosto dietro l’orizzonte, un venticello fresco mi fa accapponare la pelle, o forse è l’immagine del Fenicio. A un mio cenno l’ancella mi precede in cabina, pronta ad aiutarmi a svestirmi e a lavarmi per la notte. Chiuderò gli occhi e immaginerò altre mani sulla mia pelle, godendo di tutta la libertà del pensiero. L’ancella posa la lucerna sul tavolino, silenziosa mi scioglie la cintura che trattiene la veste. Con un panno bagnato mi accarezza il corpo: ad occhi chiusi sento la mia pelle fremere e il respiro che si fa profondo e lento. Ora posso sdraiarmi: l’ancella mi massaggia i piedi con un olio profumato, inizia dalle dita e poi procede fino alle caviglie. La lanterna dietro di lei mi lascia intravvedere solo il contorno scuro della sua figura. Intuisco l’energia con cui compie il rituale, il tocco è diverso dal solito, più intenso, come volesse entrarmi dentro.
Mi abbandono al massaggio: l’ancella procede sempre più su, oltre le ginocchia. Quando arriva alle cosce, istintivamente le serro per difendere il mio tesoro. L’ancella percepisce il mio timore e rallenta il tocco che diventa leggero come una lieve carezza. Mi consegno inerme: il profilo dell’ancella mi sembra diverso al pari della sua voce, come se il dio Eros si fosse sostituito a lei. Il mio sogno è diventato realtà, Afrodite questa sera mi è diventata amica. Mi massaggia delicatamente mentre mi sussurra parole incomprensibili che io immagino di desiderio. Voglio prendermi tutto il piacere che il mio Eros mi saprà dare e poi sprofondare in un sonno profondo. Forse sognerò, se questo non è già un sogno. Atena e Afrodite si sono riunite, sento il mio corpo vibrare mentre tutti i miei sensi si acuiscono.
Cosa ne sarà di me domani? Nessun promesso sposo potrà ingabbiarmi e impedirmi di volare, di questo solo sono certa. Apro gli occhi sfinita: ecco di nuovo la mia ancella, Eros non c’è più ma ormai è dentro di me.
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